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Appunti di viaggio


Alla scoperta della Sicilia il signor Mueller (pseudonimo sotto il quale Goethe intraprende il viaggio in Italia) viene rapito dai paesaggi mediterranei, dai segni dell'arte greca, dal sogno esotico. Assorto in una sorta di contemplazione lirica, Goethe elimina, dalle pagine di "Viaggio in Italia", la realtà sociale dell'isola nell'800 contribuendo a costruire, nell'immaginario collettivo del viaggiatore d'oltralpe, il mito di una terra "sentimentale".
Non lontano dall'ideale romantico anche De Maupassant descrive la "terra del fuoco"in "Viaggio in Sicilia". La materia è immutata: stessa "primavera perenne", stesso fascino del Sud inesplorato.
Due esempi di viaggio che sfuggono alla meditazione.



Segesta, 20 aprile 1787



[…] La località dove sorge il tempio è assai singolare: nel punto più alto di una valle lunga ed ampia; su di una collina isolata e, tuttavia, circondata da rupi: domina un'ampia distesa di campagna, che si spinge lontano, e
solamente un angolo di mare.
La campagna è avvolta da una quasi dolente fertilità; tutto il terreno è coltivato, ma non si vedono case.
Miriadi di farfalle aleggiano su cardi in fiore. Finocchi selvatici, secchi perché dello scorso anno, si elevano sino all'altezza di circa nove piedi, e così abbondanti ed in fila che, sovente, vien fatto di pensare di trovarsi di fronte ad un giardino sperimentale. Il vento sussurrava fra le colonne come fra gli alberi di un bosco, uccelli da preda si levavano, emettendo strida, dalle strutture del tempio…

Ai piedi del tempio, si trovano grossi frammenti di pietra cornice, ed il cammino verso Alcamo rivela rocce mescolate abbondantemente con detta pietra.
Di qua derivano i materiali silicei mescolati al terreno che lo rendono più soffice. Osservando le piante di finocchio in pieno rigoglio, ho notato differenze fra le foglie superiori e quelle inferiori, ma è sempre una medesima forma che si sviluppa dal semplice al composito. Qui sarchiano molto diligentemente, gli uomini percorrono il terreno in tutti i sensi, come accade durante una battuta di caccia.
Si vedono anche insetti. A Palermo avevo veduto solamente vermi, lucertole, sanguisughe, chiocciole dai colori non più belli che da noi; anzi soltanto grigie.

Tratto da Viaggio in Italia di J. W. Goethe


[…] Tanti poeti hanno cantato la Grecia. Così, ognuno di noi ne porta l'immagine in sé; ognuno crede di conoscerla un poco, ognuno la vede in sogno così come la desidera.
Per me la Sicilia ha fatto realtà questo sogno: mi ha rivelato la Grecia; e, quando penso a quella terra così artistica, mi sembra di scorgere grandi montagne dalle linee morbide, dalle linee classiche, e, sulle loro cime, i templi, quei templi severi, un po' pesanti forse, ma stupendamente maestosi, che si incontrano ovunque nell'isola.

Tutti hanno visto Paestum e ammirato le tre superbe rovine gettate nella pianura spoglia, prolungata in lontananza dal mare, e circondata, dall'altra parte, da un'ampia cerchia di montagne azzurrine. Tuttavia, se il tempio di Nettuno è più perfettamente conservato e più puro - così si dice - dei templi di Sicilia, questi ultimi sono al centro di paesaggi così meravigliosamente imprevisti, che nulla al mondo può dare un'idea dell'impressione che suscitino nella mente […]

[…] Dopo, parlerò dei templi di Girgenti. Ma quello di Segesta sembra essere stato posto ai piedi della montagna da un uomo geniale che aveva avuto la rivelazione del punto unico in cui lo si doveva erigere. Anima infatti, da solo, l'immensità del paesaggio che vivifica ed abbellisce divinamente.

Tratto da Viaggio in Sicilia di Guy de Maupassant


Girgenti, 23 aprile 1787

Da Sciacca fin qua, una dura giornata di cammino. Subito, appena usciti da Sciacca, notammo i bagni; la fonte di acqua calda sgorga da una rupe ed emana un forte odore di zolfo; l'acqua è, al sapore, salata assai, ma non disgusta. Che, forse, la esalazione solforosa si generi nel momento stesso in cui l'acqua sgorga dalla rupe? Un po' più in alto, una fonte, fresca; non emana odore alcuno. Più in alto ancora un convento, dove si trovano i bagni a vapore; ne emana, nell'aria pura, uno spesso vapore.

Il mare rotola solamente ciottoli calcarei; quarzo e pietre cornici mancano. Osservo i piccoli fiumi; il Callabellotta ed il Maccasoli non trasportano che detriti calcarei, il Platani invece marmi e selci, i castani compagni di questo più nobile calcare. Alcuni pezzetti di lava richiamarono la mia attenzione, ma ritengo che, in questa regione, non ci sia nulla di vulcanico.
Credo piuttosto trattarsi di frammenti di pietre da macina o di pietre destinate a non saprei quale altro uso e trasportate qui da lontano. Nelle vicinanze di Monte Allegro non si trova che creta; creta spessa e scagliuola, intere rupi; alle quali è mescolata calce. Quanto è straordinaria la posizione di Calata Bellotta, elevata sulle sue rupi!

Tratto da Viaggio in Italia di J. W. Goethe


[…] Loro, i templi, eterne dimore degli dei, morti come i loro fratelli uomini, rimangono sulla collina selvaggia, distanziati uno dall'altro circa mezzo chilometro […]

[…] Certo, la Sicilia è, anzitutto, una terra divina, in quanto, se vi si trovano queste ultime dimore di Giunone, di Giove, di Mercurio e di Ercole, vi si incontrano anche le chiese cristiane più notevoli che esistano al mondo. Ed il ricordo che conservate delle cattedrali di Cefalù, o di Monreale, così come della Cappella Palatina, quella meraviglia unica, è più forte e più vivido ancora del ricordo dei monumenti greci.

[…] Tornando verso Palermo, guardavo, sulla mia sinistra, una cittadina posta a mezz'altezza di un monte, con in cima una rovina. La città è Monreale, e la rovina il Castellaccio […]

[…] La strada aggira la montagna ed arriva finalmente nella città, originalissima, molto colorita e tremendamente sporca. Le strade a scalini sembrano pavimentate con denti aguzzi. Gli uomini si avvolgono la testa in fazzoletti rossi, alla maniera spagnuola.
Ecco la cattedrale, insigne monumento, lungo più di cento metri, a forma di croce latina, con tre absidi e tre navate, separate da diciotto colonne di granito orientale poggianti su un basamento di marmo bianco e uno zoccolo quadrato di marmo grigio. Il portale, veramente stupendo, fa da cornice a magnifiche porte di bronzo, eseguite da Bonannus, civis Pisanus.
L'interno dell'edificio mostra ciò che si può vedere di più completo, di più ricco e di più impressionante per quanto concerne la decorazione a mosaico su sfondo dorato.
Tali mosaici, i maggiori di Sicilia, ricoprono interamente le pareti, con una superficie di seimilaquattrocento metri quadrati. Figuratevi queste immense e superbe decorazioni che illustrano, in tutta la chiesa, la favolosa storia dell'Antico Testamento, del Messia e degli Apostoli.

[…] In fondo al coro, una figura immensa di Gesù, somigliante a Francesco I, domina l'intera chiesa, sembra riempirla e schiacciarla, talmente possente ed enorme è la strana immagine […]

Si entra poi nell'antico chiostro dei Benedettini…
Chi predilige i chiostri vada a passeggiare in questo: dimenticherà quasi tutti gli altri visti in precedenza.
Come si può non adorare i chiostri, luoghi tranquilli, chiusi e freschi, inventati, a quanto sembra, per far nascere il pensiero, che sgorga dalle labbra profondo e chiaro, mentre si procede a passi lenti sotto le lunghe arcate malinconiche? […]

[…] Si parte da Messina, a mezzanotte, in un lurido battello a vapore, in cui i passeggeri di prima classe non trovano neanche panchine per sedersi sul ponte.
Nessun alito di brezza; soltanto l'avanzate della nave turba l'aria calma addormentata sulle acque.
Le rive della Sicilia e le coste della Calabria esalano un odore così intenso di aranci in fiore, che l'intero stretto ne è profumato come una camera femminile. Ben presto, la città si allontana, passiamo tra Scilla e Cariddi, le montagne si abbassano dietro di noi, e, sopra di esse, appare la cima schiacciata e nevosa dell'Etna, che sembra incappucciata d'argento al chiarore della luna piena.
Quindi si sonnecchia un pò, cullati dal rumore monotono dell'elica, per riaprire gli occhi alla luce dell'alba nascente.

Laggiù, di fronte a noi, ecco le isole Lipari. La prima a sinistra e l'ultima a destra lanciano in cielo un denso fumo bianco. Sono Vulcano e lo Stromboli. Tra questi due vulcani, si scorgono Lipari, Filicuri, Alicuri, ed alcuni isolotti molto bassi.
Poco dopo, la nave si ferma davanti all'isoletta e alla cittadina di Lipari.
Alcune case bianche ai piedi di una grande costa verde. Null'altro, nessun albergo, dato che nessun forestiero sbarca mai sull'isola.

E' fertile, graziosa, circondata da rocce magnifiche, dalle forme bislacche, di un rosso intenso e morbido.Vi si trovano acque termali che furono un tempo frequentate, ma il vescovo Todaso fece distruggere i bagni che erano stati costruiti, al fine di sottrarre il proprio territorio all'affluenza e all'influenza degli stranieri.
Lipari termina, a nord, con una singolare montagna bianca che, da lontano, sotto un cielo più freddo, ognuno scambierebbe per una montagna di neve. Da qui si estrae la pietra pomice per il monto intero […]

[…] Attorno a noi, vediamo adesso dei vigneti, vigneti piantati nella lava, alcuni giovani, altri vecchi. Poi, ecco una landa, una landa di lava coperta di ginestre fiorite, una landa dorata; quindi, attraversiamo l'enorme colata del 1882; e rimaniamo senza fiato di fronte a questo fiume immenso, nero ed immobile, ribollente e pietrificato venuto da lassù, dalla cima fumante, così lontana, lontanissima, a circa 20 chilometri.
Questo fiume ha seguito delle valli, contornato dei picchi, attraversato pianure; ed eccolo ora accanto a noi, arrestato di colpo nella sua marcia quando si è esaurita la sorgente di fuoco.
Saliamo… Attraversiamo un magro bosco, cresciuto pure sulla lava, e ad un tratto si alza il vento. Prima è un soffio brusco e violento seguito da un momento di calma, poi una raffica furiosa, appena interrotta, che solleva e trascina via un nuvolone di polvere.
Ci fermiamo dietro una muraglia di lava per attendere che si plachi, e rimaniamo lì fino a notte. Alla fine, bisogna ripartire, nonostante il perdurare della tempesta.
E, a poco a poco, il freddo ci prende, quel freddo penetrante delle montagne, che gela il sangue e paralizza le membra. Sembra nascosto, in agguato nel vento; punge gli occhi e morde la pelle col suo morso di ghiaccio. Andiamo avanti, avvolti nelle nostre coperte, interamente bianchi come Arabi, con i guanti alle mani, con la testa coperta, lasciando camminare in fila i nostri muli che inciampano nel sentiero aspro ed oscuro […]

[…] La bestia è calma. Dorme là in fondo. Proprio in fondo. Solo il denso fumo esce dal prodigioso camino, alto 3.312 metri.
Attorno a noi, lo scenario è ancora più strano. Tutta la Sicilia è nascosta da brume che si fermano vicino alla costa e velano unicamente la terra, di modo che ci sentiamo in pieno cielo, in mezzo ai mari, al di sopra delle nuvole, così in alto, talmente in alto che pure il Mediterraneo, che si estende ovunque a perdita d'occhio, sembra essere il cielo azzurro. L'azzurro quindi ci avvolge da tutte le parti. Siamo in piedi su un monte sorprendente, uscito dalle nuvole ed annegato nel cielo che si stende sulle nostre teste, sotto i nostri piedi, dappertutto […]

Tratto da Viaggio in Sicilia di Guy de Maupassant