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La Sicilia romana


  La storia nei fatti

   La storia della cultura occidentale vive un momento di svolta nel III sec. a.C., quando la civiltà greca entra per la prima volta in contatto con Roma.
Il dialogo tra queste due culture non ha generato, in campo artistico e letterario, ciò che oggi indicheremmo come nuovo, tanto i cittadini di Roma erano concentrati nel governo dello stato e nelle lotte contro chi li minacciava.

A ben guardare, il desiderio di conquista e di espansione era soltanto l'espressione più superficiale del sentimento di adorazione verso la legge ordinatrice e civilizzatrice dei popoli.
Così, quando i romani arrivano in Grecia, sono già i rappresentanti di uno stato forte ed unitario capace di assorbire al suo interno nuovi popoli, imporre loro la propria legge, lasciando comunque libertà di espressione negli usi e nelle tradizioni.
In questo modo l'abilità nel conquistare il vinto si potenzia naturalmente, incidendo anche sulla forza di espansione.
Ripercorrendo le tappe delle principali vicende storiche che hanno inciso sulle trasformazioni della civiltà mediterranea, in questo momento storico, non possiamo non tenere conto del periodo in cui opera Pirro, re dell'Epiro, nella Grecia nord-occidentale.

Passato alla storia come uno dei più grandi condottieri greci, Pirro si rivela in tutta la sua abilità di capo contro Roma, nel 280 a.C., quando ottiene diverse vittorie, subendo anche perdite insanabili. Nel 278 a.C. Pirro giunge in Sicilia, e precisamente a Taormina, dove cacciai cartaginesi. Soltanto nel 276 a.C. i romani lo sconfiggono definitivamente a Benevento, ponendo fine al suo desiderio di espansione. Ma già nel 285 a.C. Gerone II, attaccato e sconfitto dalla flotta cartaginese, si è alleato con i romani fornendo loro l'occasione tanto attesa di penetrare nell'isola. Inizia, in questo modo, il grande scontro tra le due potenze per la supremazia sul Mediterraneo.

Le battaglie sconvolgono l'intera isola e si combattono per mare e per terra.
La prima guerra punica - perché i cartaginesi erano anche chiamati Puni - scoppia così a di un urto di interessi in campo marittimo: il dominio cartaginese esteso nella Sicilia occidentale, porta la repubblica a mutare le sue prospettive politiche e il senato comincia a preoccuparsi dei risvolti futuri di quel controllo incondizionato sui mari.
A tal proposito risulta chiarificatore il detto dei cartaginesi che "i romani in quel mare (il Tirreno) non potevano neppure lavarsi le mani senza il loro permesso". Su richiesta degli abitanti di Messina, in attrito con Siracusa, Cartagine invia in città un piccolo presidio militare nel 265 a.C., ma ciò suscita il malcontento dei cittadini, i quali, a loro volta, richiedono una guarnigione romana che occuperà Messina l'anno successivo.

In questo modo si arriva alla prima guerra punica (264-241 a.C.), che mette l'una contro l'altra le due grandi potenze del Mediterraneo: Roma ha la meglio nello scontro a terra e costringe gli avversari a ritirarsi nel Lilibeo e a Trapani, vero e proprio porto franco data la totale inesperienza marittima dei romani, la cui lingua era carente persino di vocaboli nautici. Nel 262 a.C. sono conquistate anche Segesta e Agrigento.
Soltanto a Milazzo (Mylae), nel 260 a. C., il console Caio Duilio riesce ad ottenere un successo imprevisto grazie anche al fatto che i cartaginesi avevano sottovalutato del tutto l'ingegnosità del nemico: un esempio delle straordinarie capacità belliche dei romani è dato dall'uso dei cosiddetti corvi, i ponti mobili muniti di raffi a becco di corvo, con i quali si agganciavano le navi nemiche, per permettere all'equipaggio di attaccare l'avversario come sulla terraferma.

Soltanto sotto il console Caio Lutazio Catulo (241 a.C.) Roma riesce a sconfiggere definitivamente i cartaginesi di Annone, alle isole Egadi. A garantire questo risultato è la superiorità militare, ma anche politica e organizzativa, dimostrata da tutta la federazione italica, di fatto, la classe dirigente romana non era all'altezza del suo stesso compito: il cuore del Mediterraneo non pulsava più come ai tempi di Cartagine e ne è testimonianza la condizione politico-sociale vissuta nella provincia di Sicilia.
Si arriva così al 218 a.C, anno della seconda guerra punica. Le basi di appoggio romane sono Messina e Lilibeo, ma tutta la Sicilia viene coinvolta, e gli abitanti si dividono tra gli avversari.
Parecchi si ribellano alla potenza romana, ma senza successo; questo forte sentimento anti-romano si diffonde anche a Siracusa, che viene attaccata dal console Claudio Marcello. Alla difesa di Siracusa contribuisce l'ingegno di Archimede, che induce una forte frustrazione nei romani, incapaci di prevederne le mosse in guerra. Tuttavia Claudio Marcello si esprime in tutta la sua brutalità, distruggendo Megara e domando la rivolta di Enna.

Siracusa invece viene conquistata nel 212, quando muore lo stesso Archimede. A tal proposito è noto il malcontento generale dei siciliani nei confronti di questo console, per la grande quantità di tesori d'arte che quest'ultimo ha fatto portare a Roma, oltre al solito bottino.
Meravigliose pitture e inestimabili sculture sono state letteralmente strappate dai muri dei templi, per essere imbarcate.
Nel 201 a.C. termina la seconda guerra punica, con la sconfitta di Annibale a Zama (nord Africa).
La nuova realtà trasforma radicalmente la vita sociale e politica del paese: si forma il latifondo come fenomeno economico e strutturale, mentre piccoli appezzamenti riempono gli spazi esistenti tra i "latifundia" e i pascoli.
Scavi archeologici e riferimenti letterari dimostrano anche che i romani apportavano migliorie apprezzabili alle vie di comunicazione interne e alle strade più importanti, in Sicilia e nei territori di conquista.

  Roma, signora del Mediterraneo
La presenza romana si consolida nell'isola al termine della terza guerra punica (146 a. C.) e dopo la distruzione di Cartagine, quando iniziano le grandi rivolte degli schiavi.
La prima rivolta degli schiavi si fa risalire al 139 a. C. e interessa la città di Enna. La classe degli schiavi è piuttosto eterogenea: prigionieri di guerra, uomini e donne liberi di alto rango che parlano il greco, agricoltori e pastori, lavorano i latifundia e vivono in miseria.

La rivolta di Enna è capeggiata da un certo Ennio, proclamato re dopo che il ricco padrone Damofilo viene ucciso. Analoga è la ribellione che si scatena nella zona dell'agrigentino e che si estende a Taormina e Morgantina; Sotto il console Rupilio P. la parte orientale dell'isola era soffocata, ma l' eco delle lotte raggiunge la parte occidentale, dove altri due leaders emergono dalla massa degli schiavi - Salvio nella regione di Alicie ed Eraclea, Atenione tra Segesta e Lilibeo - per essere repressi dall'abile comandante Aquilino.

Le due rivolte causano danni notevoli, ma la Sicilia ricostituisce presto le sue ricchezze e fa da sfondo anche nella guerra civile tra Bruto e Cassio, e i triunviri Antonio, Ottaviano e Lepido, quando a Sesto, figlio di Pompeo, viene riconosciuto, dai triunviri, il potere sull'isola, sulla Sardegna e sulla Corsica (39a. C.). Ma l'accordo non dura a lungo e si giunge alla battaglia di Anzio (31 a. C.) con Ottaviano capo incontrastato dell'impero. Per tutta l'età imperiale, in Sicilia nessuno aveva avuto la volontà di farsi avanti e iniziare la carriera amministrativa, ma ciò nonostante le classi medie e alte si distinguevano nella ricchezza e nello sfruttamento delle terre. Questa prosperità era la base per attività quali il commercio, le industrie navali e l'esportazione.
Per quanto riguarda il commercio in Sicilia, sono stati rinvenuti oggetti di terracotta che attestano gli spostamenti e i contatti con Africa, Spagna e Gallia. Un esempio è dato dalla necropoli di Sabucina.