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In Sicilia, il 2 novembre, giorno tradizionalmente dedicato alla celebrazione dei defunti, vige l'uso di fare le strenne ai fanciulli.
Il popolo chiama comunemente questa ricorrenza giorno dei morti.
E' credenza comune che, risvegliandosi dal proprio sonno la notte d'Ognissanti, le anime dei defunti portino ai fanciulli dei propri parenti giocattoli, dolci e vestiti.
I dolci "portati" dai morti sono per lo più antropomorfi: pupe di zuccaru (bambole di zucchero), pupi di cena, paste di miele, armuzzi (piccole anime), ossa di morto, ecc.
Tuttavia quest'uso muta in determinate zone della Sicilia: ad Acireale si consumano li favi'n quasuni, cioè cucinate in un particolar modo, secondo un antico rito romano celebrato in occasione delle "Lemuria", (9,11 e 13 maggio) feste in cui il pater familias allontanava le anime dei defunti, lanciando dietro di sé delle fave nere.
Una giustificazione di questo uso funebre romano si trova in Storia popolare di De Gubernatis: "l'anima del trapassato dopo le cerimonie, tornava nella propria casa, come genio beneficio famigliare incorporoso.
Come genio maligno, o larva, assumeva invece una forma mostruosa
e tormentava così i morti come i vivi, che lo scongiuravano con penitenze e lustrazioni."
La comunione tra il mondo dei vivi e quello dei morti si esprimeva, presso i romani, anche nella vita domestica: i Penati, ad esempio, spiriti protettori della casa, vegliavano sulla prosperità alimentare dei vivi.
Numerosi rituali funebri siciliani hanno origini romane, come, ad esempio, quello, non più in uso, di consumare il pasto accanto alla tomba di un parente, per tenergli compagnia, oppure quello ricorrente tuttora di lasciare apparecchiata la tavola nella notte d'Ognissanti.
Anche oltre lo Stretto, comunque, ritroviamo pratiche popolari in comune con quelle siciliane: sui Pirenei scopriamo le Hadas o Blanquettos (spiriti immaginati con una forma di donna, che visitano le case durante il 31 dicembre e ai quali si dedica un banchetto a base di pane e di vino); in Piemonte, invece, si lasciano alle anime dei parenti gli avanzi della cena consumata la notte d'Ognissanti.
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